Etichetta in alluminio di un vecchio frigorifero marca Ready.
Quando ho raccolto questa targhetta, del frigo a cui apparteneva non vi era più alcuna traccia. Quel vecchio Ready 500 degli anni '50 ormai starà arrugginendo in chissà quale discarica...E dopo fettine d'agnello, cavolfiore bollito e latte parzialmente scremato, i suoi ripiani ospiteranno solo terra sporca, diossina e vermi.
Il rudere nel quale l'ho trovata era tutto ciò che restava di una vecchia struttura militare dell'ultima guerra (probabilmente un deposito di viveri o munizioni, a giudicare dalla doppia muratura), che deve essere stata abitata per un certo periodo anche dopo il conflitto, fino al suo totale abbandono negli anni '50 /'60.
Mentre fino a pochi anni fa la zona era aperta ed accessibile, attualmente è stata recintata come se si trattasse di un cantiere in corso d'opera, ma non è presente alcun cartello informativo come d'obbligo in ogni cantiere autorizzato. Inoltre i materiali accumulati (mattoni, tondini di ferro, assi di legno, ecc.) sono dei tipi e forme più disparati, alcuni vecchi e in cattive condizioni. Insomma, sembrano raccattati un po' dove capita. Sono forse il risultato di scorribande notturne in veri cantieri edili alla ricerca di ciò che serve al fine di mettere in atto l'ennesimo ABUSO EDILIZIO?
La tecnica è quella e l'abbiamo vista decine di volte nei servizi giornalistici: si chiude l'area come se fosse privata, si costruisce una struttura provvisoria tipo serra o baracca per gli attrezzi e al suo interno si iniziano a tirare su i nuovi muri. Questi resteranno nascosti alla vista dei curiosi fino a quando, un bel giorno, chi passerà di lì vedrà una bella casetta e avrà la sensazione indotta che ci sia sempre stata.Tutto questo può andare avanti per anni, e nel frattempo chi dovrebbe vigilare sul territorio non lo fa.
Una volta notata questa situazione, provai a segnalarla ad un sito genovese che si occupa proprio di questo, ma non ne seppi più nulla... E siccome ogni volta che passo da quelle parti mi innervosisco pensando che qualcuno si sia appropriato indebitamente di un'area pubblica in una zona verde così privilegiata, questa volta spiattello tutto sul blog.
Può darsi che io sia in errore e chi vive lì abbia diritto di farlo, ma gli indizi sono tutti a suo sfavore.
In questo caso non penso di diffamare nessuno, non facendo nomi. Se però volete dare un'occhiata alla zona, ecco come appariva un po' di tempo fa in un'immagine aerea ripresa da Virtual Earth:
R - Recinzione di lamiere e reticolato metallico. Accesso chiuso con catena e lucchetto. Se non ricordo male era presente anche un cartello che proibiva l'accesso agli estranei;- M - Accumulo di materiali edilizi, in modo piuttosto caotico e secondo quello che si trova di volta in volta;
- B - Baracche di nuova costruzione e di uso incerto (riparo per gli attrezzi? garage? serra? o cantiere mascherato?);
- X - Struttura originale abbandonata;
- C - Costruzione abitativa fai-da-te in legno con auto parcheggiata, dalla quale proveniva anche musica ad alto volume;
- O - Orticello ben curato (chiaro segno che lì qualcuno ci vive);
- S - Strada sterrata (via Berghini alta). A sinistra si va verso la vecchia cava abbandonata, a destra si scende ai Camaldoli. Il complesso di strutture dalla strada è visibile solo in parte.
La maggior parte di noi sono nati con un frigo in casa, e siamo così abituati alla sua presenza che non riusciremmo ad immaginare una cucina senza la sua rassicurante presenza. E' come l'interruttore della luce, ci si rende realmente conto che esiste solo quando per qualche motivo non funziona.Eppure il frigo è entrato nelle nostre case in tempi più o meno recenti. Quando i nostri nonni erano giovani, nessuno di loro aveva in casa un frigo.
Esistevano però le ghiacciaie, ed esistevano tutta una serie di tecniche e di accorgimenti per fare in modo che il cibo si conservasse più a lungo.
Tutte conoscenze che si sono perse poco a poco proprio a causa di questo grosso cassone metallico che apriamo e chiudiamo decine di volte al giorno. Dal suo ventre ghiacciato peschiamo ogni sorta di tesoro considerandolo una fatto normale... ma fermiamoci un attimo a riflettere... Quante di queste cose sarebbero miraggi impossibili in mancanza di un frigo: una bibita ghiacciata in piena estate, le polpette fatte dalla nonna una settimana prima, il barattolo aperto di peperoni alla griglia provenienti dal Perù...
E se un giorno, per qualche motivo, non fosse più possibile fare affidamento sul frigo per conservare i cibi? Quali sarebbero le ripercussioni sulla nostra vita? Saremmo capaci di mantenere inalterate le nostre abitudini alimentari affidandoci a qualche metodo alternativo?Allo stato attuale delle cose, la risposta è NO.
Non è poi così assurdo pensare che un giorno il frigo ci abbandoni, magari anche solo temporaneamente. Questo infatti, come tanti altri oggetti presenti nelle nostre case, per funzionare ha bisogno della corrente elettrica. L'elettricità è prodotta da centrali di vario tipo (nucleari, a carbone, idroelettriche, fotovoltaiche, eoliche, ecc.) e distribuita capillarmente su tutto il territorio attraverso una estesa rete di centraline, tralicci, trasformatori...
Un meccanismo complesso e delicato che potrebbe incepparsi in qualsiasi momento per il motivo più banale (per esempio la caduta di un traliccio, come nel black-out che oscurò l'intera penisola nel settembre del 2003).
La causa in realtà potrebbe essere anche ben più seria, come per esempio una tempesta solare particolarmente forte, che raggiungendo il campo magnetico terrestre provocherebbe la fusione dei trasformatori e la conseguente paralisi elettrica per tempi decisamente più lunghi, forse anni. Le conseguenze a livello globale di un evento del genere sarebbero catastrofiche.
Per chi volesse approfondire, allego un recente articolo tratto dalla Stampa di Torino, che ben descrive la situazione che si verrebbe a creare. Faccio notare che questo studio proviene dalla NASA e non da qualche sito catastrofista o new age.
Vorrei però tornare all'argomento di questo post e cercare di fare un ragionamento più costruttivo.In casi come quello sopra esposto, che cosa potremmo fare per continuare a conservare i cibi (sempre che dopo le scene di panico e i saccheggi che si verificherebbero ci fosse ancora del cibo da conservare) ?
Innanzi tutto, è necessario sapere che non tutti i cibi si conservano allo stesso modo, e che alcuni sono molto più difficili da mantenere commestibili.
Gli alimenti che hanno vita più lunga sono i cereali. Conservati in luogo asciutto e lontano da parassiti, possono mantenersi inalterati per anni. Macinando i cereali si ottiene la farina, che insieme all'acqua crea il pane, ovvero la base dell' alimentazione umana.Insomma, se abbiamo cereali e acqua potabile, non moriremo di fame.
Poi abbiamo le verdure e la frutta di stagione, che non durano a lungo, ma che possono essere raccolte e consumate al momento, sempre avendo a disposizione le piante che le producono. In questo è sicuramente avvantaggiato chi ha un terreno o anche un piccolo orto.Tutto il sistema di produzione in serra dipende dai macchinari che mantengono temperatura e umidità ottimali per poter produrre meloni e pomodori in pieno inverno...
Inoltre, se viviamo in Italia, dimentichiamoci le banane e le noci di cocco, prodotti che per arrivare fino a noi attraversano l'oceano in celle frigorifere a bordo di grosse navi da carico!
Molte verdure possono essere seccate al sole o cotte e conservate sott'olio in barattoli sterilizzati e chiusi ermeticamente, per poi essere consumate anche a distanza di anni.
Tre o quattro anni fa usai un barattolo di salsa di pomodoro preparata da mia nonna nel 1996!
I latticini vanno consumati in tempi brevi, anche se i formaggi stagionati, protetti dalla loro crosta, possono durare più a lungo. Le dispense di una volta erano sempre luoghi scuri e chiusi (la luce altera gli alimenti), spesso ricavati in cavità del terreno o in grotte naturali, che mantengono una temperatura fresca e costante in ogni stagione. Inutile dire che le nostre case moderne e funzionali non sono preparate a questa eventualità...Il latte appena munto va bollito e bevuto in giornata (per imparare la nobile arte della mungitura, vi rimando a QUESTO post).
Le uova hanno anch'esse durata molto breve, ma possono essere conservate più a lungo se bollite. In questo caso però è importante non risciacquarle con acqua fredda, perché i batteri presenti (anche nell'acqua potabile) penetrerebbero attraverso il guscio e si riprodurrebbero liberamente all'interno dell'uovo stesso.In questo caso però la soluzione è semplice: basta avere due o tre galline in cortile o sul terrazzo, e non mancheranno uova fresche tutti i giorni!
Il pesce e la carne sono gli alimenti di più difficile conservazione, ma a dire la verità sono anche i primi a cui possiamo rinunciare senza conseguenze negative per la salute. Anzi, semmai è vero il contrario.Io sono assolutamente di parte in questo argomento, avendo abbandonato il consumo di carne e pesce da quasi 15 anni, e penso che quella vegetariana sia la migliore scelta possibile in ambito alimentare. Ma non preoccupatevi, non ho intenzione di fare propaganda.
Semplicemente guardatevi nel piatto, e fate la vostra scelta, pensando che voi diverrete quello che state mangiando.
Se la vostra scelta è quella di continuare comunque a mangiare carne, sappiate che anche questa può essere conservata per tempi lunghi senza l'ausilio di frogo o congelatore, ma che è necessario sottoporla a trattamenti un po' più complessi. Per esempio, si può procedere alla produzione di insaccati, combinando i vantaggi della disidratazione e della salatura. Quest'ultimo metodo è il più usato sin dall'antichità, in quanto il sale uccide i batteri che ne provocherebbero la decomposizione.
Dopo essere stata opportunamente speziata, la carne va tenuta varie settimane sotto sale, e successivamente può essere appesa al sole ed essiccata (anche questo processo tarda parecchie settimane, da 5 a 16). L'importante quindi è trovarsi in una zona secca e molto soleggiata!
La stessa tecnica può essere usata anche per il pesce (vedi lo stocafisso).
A questo punto, con un po' di fortuna, saremo in grado di riorganizzare la nostra vita (alimentare e non) anche in un mondo senza più corrente elettrica e liberi dalla schiavitù fisica e psicologica del frigorifero.
Se poi nel frattempo avremo avuto la possibilità di costruirci senza spendere troppo una casetta in collina con tanto di orticello e fattoria personale, saremo a cavallo!
...O sentiremo la mancanza della TV?
DETTAGLI:Dimensioni: cm 5 x 4
Peso: 1 gr
Produttore: C.Paccagnini inc. - Milano
Dati frigo:
Tipo: 500
Armadio n° 231404
Gruppo n° 771404
Tensione: 220 Volt
Provenienza:
2005. Un vecchio rudere sulle alture di Genova, un pomeriggio d'estate in cerca di more.


















































